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workshop 2007 approfondimento 2

L’Obesità in età evolutiva: strategie di prevenzione
Dott.ssa Patrizia Pedrazzi e Prof.ssa Isabella Zini (Corso di Laurea in Dietistica - Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia)

L’obesità può essere definita come un eccessivo accumulo di tessuto adiposo in grado di indurre un aumento significativo dei rischi per la salute. Il 10% dei bambini nel mondo è in sovrappeso e il 2-3% è obeso nella fascia d’età 5-17 anni.
L’obesità infantile ha una genesi multifattoriale, essendo il risultato di diverse cause più o meno evidenti che interagiscono tra loro. Un ruolo di primaria importanza è svolto dall’eccessiva e scorretta alimentazione che, associata alla ridotta attività fisica e a fattori di tipo genetico, familiare, ambientale o psico-sociale, determina il 90-95% di obesità essenziale. I bambini affetti da obesità hanno un rischio significativo di incorrere in una malattia cronica come Diabete Mellito di tipo II, patologie cardiovascolari, ecc. prima o durante l’età adulta. Secondo i risultati dello Studio di Sorveglianza Nutrizionale nella Regione Emilia-Romagna il 25,4 % dei bambini di 6 anni presenta un eccesso ponderale; in particolare, l’8,9 % è obeso in entrambi i sessi.La correlazione tra obesità in età pre-scolare ed età adulta è stata particolarmente studiata da Rolland-Cachera et al. (1982) dimostrando che la percentuale di bambini obesi di 4-6 anni che restano obesi da giovani adulti è del 41% in entrambi i sessi. A tutt’oggi l’unico intervento potenzialmente vincente nella lotta contro l’obesità è la prevenzione, a cominciare dalla primissima infanzia.

Modificare gradualmente le abitudini alimentari scorrette dei bambini e della famiglia, migliorando la qualità e quantità degli alimenti assunti ed incrementare il dispendio energetico svolgendo una regolare attività fisica, sono due strategie sinergiche che risultano efficaci nella prevenzione e nel trattamento del sovrappeso. Alcuni autori (Reilly et al. 2006) suggeriscono di perseguire la prevenzione dell’obesità in età prescolare attraverso programmi multi-componente che prevedano non solo attività rivolte direttamente ai bambini, ma anche il coinvolgimento attivo del nucleo familiare, con la partecipazione di altri soggetti che interagiscono con i bambini (insegnanti, educatori sportivi, cuochi, ecc.). In particolare i due fronti su cui muoversi per perseguire l’obiettivo e raggiungere risultati significativi sono:

  1. l’educazione alimentare: proposte di laboratori di cucina, giochi per apprendere capacità operative nella scelta di pasti bilanciati o di snack, attività didattiche inserite nella vita scolastica quotidiana, come il pranzo a scuola;
  2. l’attività motoria: dimostrazioni interattive di proposte di attività motorie, opportunità di svolgere attività fisica giocando all’aria aperta o sport in strutture attrezzate e facilmente accessibili.
Pedrazzi P., Amarri S., “Piccolo manuale di educazione alimentare. 3-6 anni”, Carocci Faber, Roma, 2006

http://www.ministerosalute.it/

Leggi gli approfondimenti:

  1. Un servizio per il malato di Alzheimer. Curare con il cibo: tra nutrizione e terapia
  2. L’Obesità in età evolutiva: strategie di prevenzione
  3. La corretta alimentazione nella pausa pranzo migliora la produttività e la sicurezza dei lavoratori?


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